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trio

Il Profumo del Gelsomino e del Whisky


di Only4funwithU
10.02.2026    |    938    |    1 9.3
"Ma sapevo una cosa: quella notte, nel loro letto, non avrebbero parlato del tempo..."
La sera era calda, un'estate torrida che sembrava non voler finire. Mi trovavo sul terrazzo di un piccolo locale nascosto, uno di quei posti dove si va per non essere visti. Sorseggiavo un single malt, lasciando che il suo sapore affumicato e la dolcezza del miele riempissero i miei sensi. Non cercavo nessuno, anzi, mi godevo la solitudine come si gode un buon libro: con calma, senza fretta.
Poi sono arrivati loro.
Lui, attorno ai quaranta, con quell'aria sicura ma con uno sguardo che tradiva una ricerca. Lei, più giovane, forse trentacinque, con un vestito che aderiva ai punti giusti e una risata che era come il suono di un campanello di cristallo nel frastuono della città. Si sono seduti al tavolo accanto al mio, un po' troppo vicini per essere una casualità.
Li ho osservati di soppiatto, non da predatore, ma da uomo che ha imparato a leggere il linguaggio del corpo. C'era complicità tra loro, ma anche una sottile tensione. Lei rideva delle sue battute, ma ogni tanto il suo sguardo si spostava, vagava, si posava su di me per un istante di troppo. Lui, a sua volta, non sembrava infastidito. Anzi. Sembrava... incuriosito. Come se stesse aspettando una reazione.
Dopo un po', lui si è alzato per andare al bagno. È stato il momento. Non ho esitato. Mi sono avvicinato al suo tavolo.

"Scusate l'intrusione," ho detto con voce calma, tenendo il mio bicchiere in mano. "Ma il vostro whisky sta per bollire."

Lei ha sorriso, un sorriso leggermente imbarazzato ma incuriosito. "Non avevo notato."

"La calma è un'arte che si perde con l'età," ho risposto, guardandola dritta negli occhi. "O forse si acquista. Fatto sta che il vostro è un dialogo interessante."

"Dialogo?" ha chiesto, alzando un sopracciglio.

"Non parlo delle parole," ho detto, abbassando la voce. "Parlo di quello che non si dice. Di quel silenzio tra una battuta e l'altra. Di quello sguardo che ti fa capire che non tutto è detto e fatto."

In quel momento lui è tornato. Si è fermato a pochi passi da noi, osservando la scena. Non c'era gelosia nel suo sguardo, solo un'intensa curiosità. Mi ha fatto un cenno quasi impercettibile, come per darmi il permesso di continuare.

"Mi chiamo Marco," ho detto, senza staccare gli occhi da lei.

"Sono Elena," ha risposto. "E questo è Luca."
Luca si è avvicinato e si è seduto, senza dire una parola. Ha solo messo una mano sulla coscia di sua moglie, un gesto di possesso ma anche di incoraggiamento.

"Marco," ha detto finalmente lui, con voce roca. "Sembri un uomo che ha storie da raccontare."

"Le storie migliori sono quelle che si scrivono insieme," ho replicato, lasciando che la frase fluttuasse tra di noi. "A volte, una storia a due è meravigliosa. Ma a volte... a volte ha bisogno di una terza voce per diventare un capolavoro."

Elena ha inspirato leggermente, il suo respiro si è fatto più corto. Luca ha stretto leggermente la sua coscia. Il silenzio si è fatto denso, carico di promesse. L'aria elettrica.

"Siamo pronti a scrivere un nuovo capitolo?" ho chiesto, non a loro, ma a Noi, come se fossimo già un'unica entità.

Non ho atteso una risposta verbale. Ho posato il mio bicchiere sul loro tavolo, con un 'clic' secco che ha spezzato l'incantesimo. Ho preso un tovagliolo, ho scritto il mio numero di telefono e l'ho lasciato accanto ai loro drink.

"Quando deciderete che la vostra storia ha bisogno di un po' di esperienza... chiamatemi. So come ascoltare. E so come parlare."

Mi sono allontanato senza voltarmi. Mentre scendevo le scale, ho sentito la risata di Elena, questa volta diversa, più libera, e la voce di Luca che le diceva qualcosa a bassa voce. Non sapevo se mi avrebbero chiamato. Ma sapevo una cosa: quella notte, nel loro letto, non avrebbero parlato del tempo. Avrebbero parlato di me. E di come sarebbe stato scriverlo, quel nuovo capitolo.
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